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S.Lazzaro in Valloncello


Di fronte il Castello di Belforte, deserto e in rovina, sulla destra, si apre una stretta valle, che ebbe il nome il “Valloncello”.
Questa valle, solcata da un rivo d’acqua, si insinua tra i monti , serrata da alte e scoscese pareti, fino a cessare tra le aspre rocce dove si forma una cascata, detta “lu Cuniuntu”.

Dove il Valloncello si allarga alla Valle del Nera, la tradizione locale vuole che San Francesco abbia eretto “una casa” ove trovassero accoglienza quanti erano stati colpiti dalla lebbra, lasciando così all’umanità un messaggio di speranza e di vita, diretto a quelle persone che rimaste infette, erano costrette ad allontanarsi dalla società.

Il lebbrosario, che comprendeva la chiesa e l’ospedale, fin dagli inizi venne affidato alle cure dei primi francescani e più volte lo stesso “Poverello di Assisi” vi si recò per far visita.
Da una pergamena dell’Archivio comunale di Norcia del 1342 si ricavano alcune notizie in merito all’ospedale. I ricoverati avevano la possibilità di vivere con le famiglie: l’unica limitazione imposta ai lebbrosi era quella di non poter più lasciare il lazzaretto.
Si ritiene che l’ubicazione del lebbrosario sia in rapporto con l’isolamento naturale del luogo e con la presenza delle acque sulfuree.



 
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